Il colore viola

It's a love cult
mercoledì, 16 luglio 2008

Videotape

Videotape



















Zig zag, su giù, destra sinistra e poie poi centro. Nel buio cè solo il rosa, il colore dellimbarazzo, della timidezza. Un fiore attorcigliato al cinturino di un sandalo, un fiore di pesco. Una parrucca, dei palloncini legati ad una bicicletta che non vuole saperne di essere parcheggiata. Eppure prima o poi un freno lo si dovrà mettere. Primo o poi quel fiore attorcigliato verrà rimosso, si appassirà. Sono le cose più belle a dover finire o solo le cose di cui ci accorgiamo?



Antonio è un uomo del sud, ha cinquantasei anni e lavora dacché ne aveva dodici. I soldi nella sua famiglia sono sempre stati essenziali ma niente si è mai ridotto alla loro semplice ricerca. Il lavoro per Antonio è una responsabilità importante da cui non si può pensare di prescindere. Non tutti gli uomini della sua età avrebbero condiviso questo pensiero, lui lo sapeva, quando a ventisette anni, decise di sposarla. Aveva conosciuto una ragazza che aveva tutte le qualità per essere considerata una donna e in più aveva il profumo del bosco in autunno. Il bosco non era l'unica cosa che lo divideva da lei, c'erano le montagne e non era possibile aggirarle. Erano montagne da scalare.

La conobbe che aveva appena sedici anni. Il suo era un paese di poche anime, uno di quei posti da cui i giovani non possono che scappare. Nevicava sempre durante linverno e destate non si poteva mai pensare di uscire di casa senza avere con sé un golf, al momento opportuno si sarebbe rivelato di massima importanza. Le donne, era la fine degli anni 60, giravano sempre in gruppo, non era permesso loro di portare abiti appariscenti e soprattutto, non potevano assolutamente farsi vedere in compagnia maschile. Maria era una ragazza piuttosto ribelle, non seguiva del tutto i dettami del luogo, anzi, lei era una che sfidava lautorità. Aveva capelli castani lunghissimi e sensuali, ondulati. Dondolando le sfioravano il sedere mentre camminava. Era la terza nata e, come di lei si era occupata la sorella maggiore, adesso le toccava accudire la più piccola. Allunico fratello era stato permesso di proseguire gli studi mentre le ragazze...beh, loro dovevano aiutare in casa, crescersi a vicenda e, come ultima cosa, procurarsi un buon marito. Discorsi che sembrano obsoleti eppure, pochi decenni fa, questi non si sarebbero neppure affrontati tano rientravano nella normalità. Maria, nata sotto la stessa luce delle sorelle era diventata, già a sedici anni, qualcosa di diverso. Non le stava bene lidea di dover rimanere in quel posto per sempre, non voleva che il suo destino e la sua vita fossero fossero già stati decisi. Non lavrebbe mai accettato. Quando, la prima volta che la vide, Antonio se ne rese conto, pensò che fosse ammirabile un comportamento simile. Già lui si era distaccato dal coro, originario dello stesso piccolo paese, aveva deciso di andare via, si era trasferito in città e poi aveva tentato la fortuna nellesercito. Era un gran compagnone, uno che si fa in quattro per aiutare gli altri se può, una persona su cui puoi contare, sempre. Voleva diventare un meccanico, sapeva mettere mani sui motori, tutti avevano grandi speranze per lui. Aprire un'officina, guadagnare qualcosa in più, lui Maria, voleva sposarla sin dal primo momento, voleva regalarle un futuro diverso e voleva dare ai suoi figli quello che a lui era stato negato. Avrebbero dovuto poter studiare, conoscere, i suoi figli si sarebbero dovuti poter difendere con le parole, mai con la violenza. Andò a lavorare a Milano per qualche tempo, immaginando di potersi assicurare una vita e un ambiente migliore, ciononostante continuava a pensare a lei. Durante la leva le inviava cartoline, lettere, sperando ogni volta in una sua risposta. Maria lo faceva penare, continuava a cercare scuse per evitarlo. Si sentiva ancora troppo piccola, piuttosto fragile, non sapeva bene cosa avrebbe voluto dalla sua vita ma, questo era chiaro, doveva andare via dal paese. Lo capì quando un giorno, nei mesi in cui studiava per diventare sarta, pensò di tagliare un tessuto in modo diverso. Ormai le gonne lannoiavano, sempre tutte uguali, la stessa lunghezza, gli stessi noiosi tessuti. Qualche settimana prima aveva visto in televisione, a casa di unamica, una cantante allora molto in voga che portava dei pantaloni a campana. Ne voleva un paio simile, la stoffa cera, la tecnica, behci avrebbe lavorato un po ma era una ragazza intelligente e molto creativa, se la sarebbe cavata. Ci vollero pochi giorni, in tutto dodici per terminarli, ci lavorava spesso, era diventato un piccolo ma importante obiettivo da raggiungere, anche quando gli occhi, di notte, le facevano male e prendevano a lacrimare. Non si dava per vinta neppure per un istante. Si fermava un attimo, se li stropicciava tutti e poi, con un gran respiro, si rimetteva a lavoro. Quando furono pronti li indossò come se avesse appena ricevuto un manto dermellino e fiera, si mostrò alla mamma. Nessuna ragazza nel paese aveva un capo simile, non poteva che esserne felice, eppure la reazione materna fu inaspettata e bruciante. Dopo tanto lavoro Maria ricavò un unico e cocente schiaffone, segno che le cose dovevano cambiare, segno che quello non era il suo posto, non più. E’ per questo che, all’ennesimo tentativo di Antonio di farla sua, Maria decise di cedere. Lo amava d’altronde, ne era convinta. Sposarlo sarebbe stata una conseguenza ineluttabile che forse l’avrebbe condotta fuori da lì, verso un futuro decisamente migliore. Lei lo avrebbe amato, le sarebbe stata fedele e lui avrebbe adorato la sua creatività, l’avrebbe incoraggiata e sostenuta. Lui immaginava un matrimonio classico, una famiglia modello in cui l’amore e gli agi non sarebbero mancati, avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei e, per quello che poteva, già lavorava per renderla felice. La felicità però non è a senso unico, si muove in linee oblique.

E' difficile riconoscerla la felicità, si è più spesso portati a doppiarla concentrati piuttosto a cercare di distinguere i giri del motore, compiacendosi più del mezzo su cui si è che della strada percorsa.

Lui la portò fuori di lì, le insegnò come guidare su terreni scoscesi, le mostrò la via per essere libera e lei, lei la percorse fino in fondo e se c'era qualcuno da doppiare sulla strada, non aveva più timori, correva forte inondando di bosco il deserto delle vite altrui.


Una domenica mattina si svegliò all'alba, si lavò di tutto punto e si mise un bel vestitino che tutto sapeva di festa. Antonio era già in piedi da un pezzo, aveva sempre da fare. Con aria gentile si sedette al fianco del suo uomo ad osservarlo, curava il giardino e la terra che, un giorno, avrebbe accolto la loro casa.


Maria: - “Che fai amore?

Antonio: - (Affaticato)“Tiro fuori queste erbacce dalla terra, altrimenti addio al prato inglese che desideri così tanto”

Maria siede su un masso al bordo dell'aiuola, accavalla le gambe. Si piega a cercare l'erba. Ne accarezza la superficie con I polpastrelli. E' umida.

Maria: - “Ah...Vuoi aiuto?”


Antonio: - “Ehm..ma ti sei vista? (Si ferma a guardarla, posa il rastrello e ci si appoggia con il gomito destro sostenendolo con la sinistra)Sei agghindata come se ci stessero aspettando ad una festa in piscina, di quelle importanti...”

Maria: - “E che c'è di male?” (A braccia conserte)

Antonio: - (Sorride, è dolce)“Non essere permalosa, dicevo solo che non ti metterei mai a lavorare così.”

Maria: - (Guardando in aria con il mento all'insù)“Ah. Non so.” (Si sfila le scarpe bianche e le ripone al lato dell'aiuola, fuori dalla terra)

Antonio: - “Cosa non sai?”

Maria: - “Se le nuvole si illuminano dal di dentro o no. Ci pensavo.”

Antonio: - “Cosa? Le nuvole?”

Maria: - (Convinta. Ha lo spirito d'una bambina che ha appena scoperto qualcosa di fondamentale)“Si, pensaci. Tutto è nelle nuvole. Loro sanno già tutto. Sanno se nevicherà, se pioverà...se non si dovranno far vedere perchè il sole è troppo forte. Allora mi chiedevo se sono o no illuminate dal di dentro.”

Antonio: - (Le parla come una specie di educatore, con molta pazienza. Ad ogni parola fa seguire un gesto a descriverne il contenuto. Rischia più volte di far cadere il rastrello)“Beh...non credo sai, le nuvole sono solo un ammasso di piccole, minuscole goccioline di acqua, se ne stanno sospese nell'aria, niente di più”

Maria: - “Ah. Non so.”

Maria si alza, si infila le scarpe e comincia a passeggiare su e giù disegnando un percorso a 8

Antonio: - “Non conosco nessuno come te. Vuoi sapere assolutamente tutto e poi, dopo averlo saputo, ebbene...cominci subito a dubitarne.” (Abbassa la testa e si rimette a lavoro)

Maria, si sforza di ricordare il motivo che l'ha condotta fuori, non riuscendoci decide di andare in casa e di rimettersi a letto.

Antonio: - “Che fai adesso, vai via?”

Maria: - ( Si gira a mezzo busto, una folata di vento gonfia il vestito, le si scoprono le gambe fino alle ginocchia)“Il fatto è che se resto adesso poi, se domani non mi vien voglia di aiutarti, avrò l'impressione di abbandonarti. Invece, se restassi con te anche domani, allora vorrebbe dire che mi sono presa un impegno. Non so. E' meglio che vada”


Antonio guarda la sua donna allontanarsi, la segue con lo sguardo fino a quando, entrata in casa, la porta a vetri non è completamente chiusa. Solo due secondi dopo la luce si spegne. E' improvvisamente notte. Un'eclissi. Maria corre verso la porta, la spalanca e urla:

Maria: - “Guarda, te l'avevo detto, tu non vuoi mai credermi. Le nuvole lo sapevano già!”

postato da: Mexicola alle ore 16:40 | link | commenti | commenti
categorie:

Chi sono

Utente: Mexicola
Nome: Selena Passarella
Selena: parlare di sè è come parlare di una persona che si ama e che non si è mai concessa...si finisce per parlare a vanvera.

Commenti recenti

Archivio

oggi
--- 2008 ---

Categorie

Links

Partecipano

Foto recenti

Vedi altri media

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte